Minerals Express - Collezionismo minerali

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16/03/11

La Miniera del Pollone - Valdicastello (Lucca) - 2^ parte

Un altro fantastico ritrovamento

Passati alcuni anni tornai spesso al Pollone, esplorando la miniera in modo più approfondito e scoprendone in parte i suoi segreti, imparai così a leggere la roccia, a conoscere l’andamento delle varie fessure e soprattutto ad effettuare un nuovo tipo di ricerca: guardare dove gli altri non avevano mai guardato. La conoscenza divenne così più profonda, ero arrivato a dormire nella miniera, ad ascoltarla e a viverne tutti gli umori. Voi mi prenderete per matto, ma il Pollone ha i suoi umori e all’interno della stessa mi sono capitati degli episodi molto particolari che ho poi potuto confrontare con gli altri amici con cui sono andato. Non voglio parlare di spiriti o altro, sia perché andrei fuori tema, sia per il fatto che rientreremmo in una questione cui si può o non si può credere ed io sono tra quelli che non ci credono. Ma proprio a causa di  alcuni di questi  episodi ho dovuto rivedere certe mie idee. Chiarisco che non si è trattato di “apparizioni” o di “spiriti” o di altri fenomeni “paranormali”, bensì di sensazioni, a volte talmente tanto sottili da non  essere quasi percepite, almeno fisicamente.  Ma in alcune parti della miniera io, e non solo, ho  avuto delle sensazioni forti, come se qualcuno o qualcosa tentasse di bloccarmi e non mi consentisse di accedere in alcune sue zone.

Ma forse, come per la ricerca dei  mitici tesori dell’Egitto, le sensazioni che avevo provato in varie occasioni di visita alla miniera potevano essere dei segnali diversi, e così sono stati, poiché la miniera mi ha ancora ripagato di tutte le fatiche donandomi uno scrigno speciale: una fessura enorme e profonda piena zeppa di fantastici campioni di quarzo fumè e barite.

Nonostante tutto quanto vi ho raccontato e per molto tempo, a parte qualche ritrovamento di piccoli cristalli di geocronite, e di alcuni campioni di blenda, non mi era più capitato di trovare una fessura a quarzi fumè come la prima volta che ero andato con Marco ed Andrea.

In una delle tante visite, a sera inoltrata, stavamo uscendo dalla miniera senza aver trovato niente, io ero l’ultimo e gli altri 3 amici che componevano il gruppo erano già quasi fuori della miniera. Mentre mi accingevo a raggiungerli, girando il frontalino verso una parete di una delle gallerie principali, un piccolo luccichio attrasse la mia attenzione. Gli altri erano ancora a portata di voce e gridai loro di aspettare un momento perché avevo notato qualcosa. Nessuno di loro mi diede ascolto, eravamo tutti stanchissimi e la voglia di rientrare a casa era oramai predominante anche perché eravamo delusi per non aver trovato nemmeno un piccolo cristallo di quarzo.

Io però nel frattempo mi ero avvicinato alla parete di roccia e con il dito avevo cominciato a rimuovere un piccolo frammento di quarzite incastrato nella parete e ricoperto quasi del tutto di argilla. Con mio sommo stupore riuscii facilmente a rimuovere il frammento (che battezzai successivamente “il tappo” e che conservo nella mia collezione come fosse uno dei pezzi più belli della mia vita), e rigirandolo tra le mani vidi con una certa emozione che la parte nascosta presentava dei piccoli cristalli di quarzo leggermente fumè.

Infilai subito la luce nel piccolo buco che avevo appena aperto e mi misi a gridare con tutte le forze, richiamando l’attenzione dei miei compagni che tornarono  subito  indietro per vedere cosa stesse accadendo.

Io nel frattempo avevo tirato fuori un paletto e stavo cercando di aprire di più la fessura. Assieme a uno degli amici riuscimmo a far leva in un punto. Immediatamente si aprì una geode enorme e fummo quasi “travolti” da una cascata di druse e centri geode di quarzi fumè. Erano tutti messi ad incastro e passati i primi momenti di emozione accompagnati da urli a pacche sulle spalle, ci dedicammo con attenzione a rimuovere i campioni all’interno della geode. Ma non finivano mai! Più toglievamo pezzi più ci rendevamo conto che la geode continuava, profonda e beante, piena di campioni magnifici di quarzo fumè e  barite.

Era ormai quasi l’una di notte, e decidemmo che due di noi sarebbero dovuti tornare a casa per prendere il necessario per imballare e trasportare i pezzi. Io arrogai subito il diritto di scoperta e non mi mossi neppure di un millimetro dalla geode!  Rimanemmo così in 2 ad aspettare che gli altri ritornassero con le cassette e i giornali e soprattutto con del caffè e del cibo! Restammo per alcune ore ad aspettarli ed io mi infilai di schiena con la testa e le spalle dentro la geode, cercando di dormire un po’, ma ogni tanto aprivo gli occhi e mi mettevo di nuovo a tirare fuori pezzi… era impossibile dormire! La galleria anche se ampia cominciava a risultare stretta  per la quantità di campioni che non sapevamo più dove posare.

Battezzai il ritrovamento dando un nome alla grande geode per ricordare per sempre la splendida serata, la chiamai: "la geode della notte dell'abbondanza".

Quella notte raccogliemmo 12 cassette di quarzi più altri 2 zaini pieni e tornammo varie volte a lavorare la geode rinvenendo però solo altri modesti e scarsi campioni.

Ma la prima fu una notte indimenticabile!

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