Minerals Express - Collezionismo minerali

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19/04/11

Liguria e Monte Bianco

 

Ho visitato e continuo a visitare la Liguria da molti anni grazie anche alla amicizia che mi lega con  Silvano, ricercatore ligure e profondo conoscitore di tutto il territorio, Silvano si è dedicato soprattutto alla ricerca delle brookiti ed ai minerali di rodingite di varie e classiche località della Regione, oltre che delle miniere di manganese.

La prima volta che incontrai Silvano grazie a Giuseppe, un caro amico in comune, andammo ad esplorare alcune gallerie della miniera di Libiola. Da quel giorno è nata una amicizia che dura da più di 20 anni e con lui abbiamo effettuato molti bei ritrovamentidi minerali, ma abbiamo anche vissuto esperienze importanti, a volte rischiose, che hanno rafforzato ancora di più il nostro rapporto di amicizia.

Ricordo la prima volta che gli dissi, “a me le brookiti della Liguria non è che mi facciano impazzire” e lui, una volta rientrati a casa sua,mi mostrò un campione che mi fece cadere la mascella, e mi fece venire una voglia estrema di dedicarmi alla ricerca di questo affascinante minerale.

Considerato però che già molti anni fa il giacimento classico del  Bregaceto era interdetto a causa degli  scavi indiscriminati effettuati negli anni da numerosi ricercatori, Silvano attraverso numerose esplorazioni, aveva individuato nuove zone con le stesse caratteristiche geologiche dell’area del Bregaceto.

Fu così che un giorno Silvano mi portò in una nuova zona mai visitata da altri ricercatori dove, lavorando per molti mesi indisturbati,scoprimmo che il giacimento  era ricchissimo di vene di quarzo cristallizzato su cui a volte poggiavano magnifici cristalli di brookite. Ricordo le bellissime giornate di ricerca passate assieme, ricordo i consigli e i trucchi che Silvano si prodigava ad elargirmi e l’abilità con cui riusciva ad estrarre le placche ricche di cristalli di brookite senza romperne nemmeno una.

Facemmo altri numerosi ed importanti ritrovamenti come il rame nativo e la tinzenite a Molinello, quarzi con epidoto della Val Graveglia, vesuviane e granati delle zone a rodingiti e i quarzi a tramoggia della Val d’Aveto.

In quegli anni lontani eravamo degli accaniti ricercatori e abbiamo girato in lungo ed in largo l’Italia. Silvano era ed è ancora un ottimo alpinista così molte delle nostre ricerche si orientarono sul monte bianco dove tra i vari ritrovamenti, scoprimmo su una parete franosa una grande geode piena di magnifici gruppi di cristalli di quarzo fumè.

Tra i tanti episodi singolari e i vari ritrovamenti uno in particolare mi è rimasto impresso ed è legato a quelle strane sensazioni e coincidenze che mi hanno accompagnato in tanti momenti di ricerca.

La Val D'Aveto

Eravamo in Val d’Aveto alla ricerca dei quarzi tramoggia, il posto è meraviglioso poiché siamo a cavallo tra l’appennino Ligure e quello Emiliano. La località era abbastanza frequentata da vari ricercatori e questo ci aveva spinti ad esplorare una zona molto ripida che poteva, proprio per la sua difficile accessibilità, riserbarci delle belle sorprese.

Inerpicandoci per un canalone rinvenimmo così i primi esemplari di quarzo, sciolti nel terreno e risalendo fino alla base di una parete scoprimmo una bella fessura con ancora molti esemplari nel suo interno. Dalla fessura uscirono molti campioni di piccole e medie dimensioni, per cui eravamo già soddisfatti del ritrovamento. Successe però che a me cadde una borsa che avevo malamente appoggiato sopra una roccia e prima di fermarsi sopra una balza, ruzzolò per diverse centinaia di metri nel ripido pendio sottostante.

Con scarsa voglia mi accinsi a ridiscendere il pendio per recuperarla e quando arrivai alla borsa alzai per un momento gli occhi poiché un piccolo luccichio aveva attratto la mia attenzione. Pochi metri sopra dalla borsa vi era, posato sull’erba, un bellissimo esemplare di quarzo a tramoggia di grandi dimensioni. Sembrava essere stato messo lì apposta e invece probabilmente  nel corso del tempo si era distaccato da chissà quale fessura ed era rotolato (intatto!) per posarsi successivamente dove io lo avevo ritrovato. Sembrava solo aspettare che qualcuno lo raccogliesse e quel qualcuno, per una circostanza forse fortuita, ero stato proprio io!

Gli episodi legati a bellissimi ritrovamenti sono molti ed a parte quello che vi ho appena  raccontato avrei piacere di portarvi con me sulle ripide pareti del Monte Bianco per un'altro bellissimo ritrovamento :

Monte Bianco - Ritrovamento di Quarzi Fumè

Erano già molti anni che con Silvano frequentavamo il Monte Bianco, all’epoca non vi erano divieti e restrizioni (a parte quelli dettati dal buon senso e dalla educazione che ogni ricercatore dovrebbe possedere). Avevamo girato molto, ma una zona in particolare era la meta preferita di Silvano: il Col du Rocquefort.

La zona è molto ripida ed è caratterizzata da numerose frane naturali con massi enormi che si muovono in continuazione e pericolosi canali (rigole) che scaricano sassi, neve e ghiaccio e che, per arrivare nelle zone meno frequentate, bisogna per  forza di cose attraversare, a volte con dei faticosi saliscendi, per trovare le zone di attraversamento meno rischiose. Ma proprio per queste peculiarità con il rinnovo pressochè costante delle zone, il ritrovamento di nuove fessure aveva una maggior probabilità di successo.

Quel giorno eravamo in tre e girammo quasi tutta la mattina senza trovare fessure significative. Con Silvano in passato e nella zona, avevamo già rinvenuto qualche fessura da cui erano usciti dei discreti campioni, ma lui, avendo molta più esperienza di me del Bianco, non si dava pace e continuava ad insistere che prima o poi avremmo trovato la fessura giusta quella “marca leone”.

E così fu. Silvano individuò una zona dove accanto ad un grosso masso si vedevano delle tracce di clorite pulverulenta. Fu grazie alla sua insistenza nello spostare un grande masso che, dopo ore di fatica, dietro lo stesso apparve un grosso buco…

Non credevo ai miei occhi, la geode era piena di grossi cristalli di quarzo fumè leggermente cloritizzati . Fu una goduria estrarre i campioni e “litigammo” per chi doveva infilarsi nel buco per estrarre i pezzi.

Molti di voi sapranno che il momento più bello della ricerca è quando all’improvviso si apre un buco, una vena o una fessura. Dopo ore e ore di duro lavoro sulla roccia, all’improvviso si sente un cedimento. La roccia diventa morbidissima e si “scassa” con estrema facilità. Quello che appare alla vista successivamente è uno spettacolo che non si può dimenticare. E la cosa più bella è che, nella maggior parte dei casi, i gruppi di cristalli all’interno della geode, sono quasi tutti già distaccati naturalmente per cui è una goduria estrarre i pezzi con le mani o con l’aiuto di una semplice leva .

E’ il momento che tutti i ricercatori vorrebbero vivere, e quando si è in più persone è difficile cedere il proprio posto all’amico vicino, tanto a volte da essere costretti a cacciare l’amico dal buco anche con sistemi non proprio gentili!. Il tutto ovviamente si svolge nel massimo entusiasmo e allegria e soprattutto i cori che accompagnano l’emozione di un pezzo appena estratto ti lasciano senza voce per un bel po’ di tempo!

Così, alla fine, tutti i massi e le zone piane intorno a noi erano occupate da grosse druse di quarzi fumè, e venne il momento più difficile: quello di selezionare i pezzi migliori e di lasciarne lì sul posto molti altri. Non potevamo portare via tutto, erano troppi, e la difficile risalita non ci permetteva di avere degli zaini troppo pesanti. Così a malincuore riempimmo gli zaini con i pezzi migliori, cercando per quanto possibile di limitare il peso, ma non fu facile poiché ci piangeva il cuore di lasciare sul posto tanti esemplari e così gli zaini erano riempiti sino al limite massimo e il peso notevole ci fece tribolare tantissimo sulla via del ritorno. Fu una fatica immane, ma ricompensata, una volta a Valle, dagli splendidi campioni che ripuliti dalla clorite mostravano tutto il loro fascino e splendore.

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