Minerals Express - Collezionismo minerali

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09/05/11

Le Rodingiti Alpine

Fra i tanti ricercatori locali che ho conosciuto nel tempo, quelli che ho ammirato di più è stato un gruppo di ricercatori specializzato nella ricerca dei tipici minerali di rodingite (granati, vesuvianiti, epidoti).

Sempre grazie alla mia grande passione e anche ad una bellissima e profonda amicizia con un ricercatore valdostano, rientrai nelle “grazie” del gruppo, riuscendo così ad assistere a numerosi ed eccezionali ritrovamenti dei tipici minerali delle nostre rodingiti, tanto apprezzati e conosciuti anche a livello internazionale.

Al tempo avevo 18-19 anni, ero un ragazzo con alle spalle una piccola esperienza di ricerca, ma per il gruppo ero il “Boccia” il ragazzo tuttofare. Raccontare tutte le escursioni e le piacevoli giornate di ricerca passate con il gruppo risulterebbe troppo esteso, però non scorderò mai quello che a quei tempi facevo per poter partecipare ai loro lavori di ricerca.

Ricordo che a volte prendevo il treno Roma- Torino e poi la corriera fino ad Aosta. Un viaggio di un giorno e mezzo, massacrante, ma chissà perché arrivavo fresco e con una voglia incontenibile di spaccare  sassi!

Eppure, almeno all’inizio, vedevo poco la mazzetta e lo scalpello, ero un “Boccia” e a me non era consentito di “infilare” le mani nelle geodi, ma ero lo stesso felicissimo e divoravo con gli occhi tutto quello che gli altri del gruppo facevano, stavo imparando lezioni preziose.

Ricordo una volta in Val di Susa, mentre il gruppo era in quota a lavorare, il papà del mio amico valdostano mi venne a prendere aTorino, mi accompagnò sino all’imbocco della valle, mi mise un enorme zaino sulle spalle pieno di cibo e altri generi, mi indicò con il dito un punto  lontano e mi disse: loro sono lassù, segui il sentiero finche non sentirai i loro rumori. Mi incamminai solo per la valle, in una fitta nebbia di una fredda giornata di autunno inoltrato, era un luogo in cui non ero mai stato, e dopo alcune ore di cammino, iniziai a dubitare se il sentiero intrapreso fosse quello giusto. Continuai a salire fino a che, tra mille dubbi, riuscii a sentire il confortante rumore di mazzetta e scalpello: ero sulla strada giusta.

Il  giorno si lavorava e la notte si dormiva in una baita diroccata con il tetto scoperto e la mattina, a volte, ci svegliavamo con i sacchi a pelo ricoperti di neve. Ricordo che ascoltavo avidamente i loro racconti di splendidi ritrovamenti e ricordo che qualche volta di notte mi alzavo e mi infilavo nello scavo solo per restare lunghi momenti a studiare le geodi che si erano aperte, tappezzate di bellissimi granati e diopsidi.

Al lago Falin, dove si lavorarava ad un filone in parete, ricordo le fatiche per arrivarci, i rischi corsi nel risalire e ridiscendere la ripida parete, ma ricordo ancora di più le geodi che si aprivano nel grande filone, tappezzate di splendidi gruppi di epidoti, ancora sporchi e pieni di terra e da cui spiccavano i cristalli verdi e lucenti. La terra che li ricopriva dava ancora più bellezza agli esemplari, ne accresceva la preziosità, il bello con il brutto, un contrasto che ancora rivedo nitidamente e che a quei tempi mi emozionava tantissimo.

Devo molto a questo gruppo, ma soprattutto a Dario il mio amico valdostano, che con infinita pazienza e grande amicizia, ha contribuito a farmi visitare e conoscere altre località del Piemonte e della valle d’Aosta e ad effettuare assieme a lui degli splendidi ritrovamenti.

Galleria fotografica

Monte Rosso di Verra

Monte Rosso di Verra

Monte Rosso di Verra

Monte Rosso di Verra

Lac Falin, Val di Viù

Lac Falin, Val di Viù

Lac Falin, Val di Viù

Lac Falin, Val di Viù

Lac Falin, Val di Viù

Lac Falin, Val di Viù

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