Minerals Express - Collezionismo minerali

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20/01/10

La nostra Africa - 5^ Parte

Torniamo di nuovo ad Arusha in tarda serata e per evitare di girare ore in cerca di un albergo Jhon ci propone di andare a dormire a casa sua. E acconsentiamo con gioia perchè la casa di John, al contrario delle comuni case africane, è graziosa e pulita e sta in mezzo ad una piantagione di banani sotto il monte Meru (un vulcano di oltre 4000 mt). Dopo una tipica cenetta africana preparata dalla graziosa e timida moglie di Jhon, composta da riso, banane fritte (quelle che cucinano assomigliano per sapore e consistenzaa delle patate), pollo molto ruspante ma squisito e per dolce delle banane piccole e dolcis dal sapore di frutta esotica (che ingurgito sino a scoppiare), vinti dalla stanchezza, ci addormentiamo in un piccolo lettino dove per entrarci iin due ci mettiamo uno di testa e l'altra di piedi, ma riposiamo bene e lo preferiamo di gran lunga a quello più grande dell'albergo in cui avevamo dormito con il materasso pieno di acari dove Fede si era riempita di bolle. L'indomani ci aspetta la parte più dura del viaggio circa 3500 Km, per la maggior parte di piste, ancora da percorrere verso il sud della Tanzania: le Usambara Mt, Tanga, Dar es Salam il parco del Selous e poi Mahenge, Morogoro ed infine, in fase di riavvicinamento, una zona vicina a Mererani, poi le Steppe Maasai Landanai, Lossogonoi, nomi che evocano stupende tsavoriti, tormaline verdi gemmose, tanzaniti; siamo solo all'inizio del viaggio ma sono già più di 8 giorni che siamo in Africa e le tante ore di pista, il freddo, il caldo, le camminate, il cibo diverso, in qualche modo ci stanno un pò fiaccando e in certi momenti avvertiamo un pò di nostalgia per  la nostra casetta. Poi però, davanti a paesaggi maestosi, alle facce dei bambini che incontriamo in alcuni villaggi, con gli occhioni sgranati per lo stupore di vedere un bianco e che, passato il primo attimo, ci salutano calorosamente e che addirittura, nelle zone più remote, scappano a nascondersi quando ci vedono perché ci considerano come diavoli usciti dalla terra. Davanti ad una mentalità, che per noi occidentali,  si può solo accettare o rifiutare ma non comprendere appieno. Davanti a scene di povertà infinita ma dignitosa, di sacrifici quotidiani anche per semplici gesti come prendere l'acqua. Davanti ad un senso della morte relativo, quasi accolto con desiderio o quanto meno con una sorta di accettazione. Innanzi a tutto questo, la voglia di essere lì, di essere in qualche modo fagocitato da tutte queste sensazioni forti,  fa sì che i momenti di nostalgia della nostra casa siano veramente pochi.

A volte durante il viaggio mi è venuto da piangere a volte da sorridere, altre volte una rabbia furibonda, per tutto, per come è la gente,per come è l'africa,  per i profumi sconosciuti e inebrianti, per  il senso di severa antichità che emana la terra, per come ci si sente piccoli e indifesi quando ci si trova vicino ai primi più antichi abitanti di questa terra: gli animali, liberi e selvaggi; per i tramonti di fuoco, per le notti fredde ma così limpide e così piene di stelle da farti bruciare gli occhi, per il suono lontano dei tamburi che accompagnano ancora antichi riti tribali e misteriosi.

Questa è l'Africa e molto di più, per questo o la si ama si odia. Quando sei lì a volte soffri, ma quando torni a casa non vedi l'ora di ritornarci.

Accompagnato da questi pensieri iniziamo dopo parecchie ore di asfalto a "circumnavigare" le Usambara mountains. Montagne aspre e selvagge, verdeggianti e rigogliose, ricche di flora e di fauna particolare ed endemica. Vediamo inumerosi baobab, enormi, che però, al confronto delle montagne che si stagliano fino al cielo, sembrano dei rametti. Eppure sono gli alberipiù grandi dell'Africa assieme ad alcune altre essenze. Di loro una leggenda narra che il Dio arrabbiato e preoccupato della predominanza che stavano assumendo nei confronti degli altri alberi, li abbia rovesciati e piantati a testa in giù per evitare che parlassero troppo. In effetti sembrano proprio piantati al contrario. Una curiosità:  i frutti del baobab sono commestibili e rappresentano una vera e propria leccornia per i bambini, noi li abbiamo assaggiati e devo ammettere che sono davvero squisitamente particolari, dolci e aciduli nello stesso tempo.

Anche qui sulle Usambara l'arrivo a Umba river (un villaggio che poi non siamo riusciti a trovare!) era previsto per il tardo pomeriggio, ma ci perdiamo e dopo aver incontrato alcuni villaggetti senza avere notizie né delle famose tormaline (se non vedendo pochissimi frammenti anche se di un verde incredibile) né dell'esatta ubicazione delle miniere decidiamo, vista l'ora tarda di continuare a proseguire per avvantaggiarci nella tappa successiva.

A questo punto vorrei cercare di spiegare come funziona la ricerca di una zona mineraria almeno qui in Tanzania. Lungo le piste non ci sono cartelli indicatori (spesso non ci sono nemmeno per i villaggi principali) e la maggior parte delle mappe reperibili sono imperfette e obsolete, ci si deve affidare quindi alla gente degli scarsi villaggetti che si incontrano. Per fare ciò non basta fermarsi e chiedere a qualcuno. No! Per capire un posto o trovare magari una zona mineraria, bisogna spenderci almeno 2-3 giorni, fermarsi in un villaggio e aspettare che qualcuno vada a chiedere a qualcun'altro (magari in un altro villaggio a minimo 2-3 ore di cammino!) per, a volte, avere notizie frammentate e imprecise, per altre, nemmeno quelle. Sono fatti così! Due ore di convenevoli, altre due per spiegargli chi siamo e cosa cerchiamo altre due per fargli capire che vorremmo visitare le miniere o vedere qualche pietra e alla fine magari ti rispondono che non sanno bene dove sono ma che magari domani potrebbero saperlo da chissà chi! Non è una barzelletta è così e basta! E siccome noi non avevamo tre mesi di tempo ma solo 22 giorni, inalcune zone siamo stati costretti a soprassedere e ripartire e decidere di fermarci solo nei posti dove effettivamente vedevamo qualche indizio di minerali tale da indurci ad una più approfondita esplorazione. Le esplorazioni poi sono anche più difficili perché in alcune zone ci si muove in un territorio ancora molto selvaggio e gli incontri con gli animali selvatici sono frequenti. Quindi, dopo un altro fallito tentativo e dato che era veramente tardi, cominciamo a percorrere una lunga pista che dalla mappa dovrebbe portarci a Tanga in poco tempo, ma, nel rispetto dei tempi africani, arriviamo solo a tarda notte (ormai non ci facciamo più nemmeno caso delle stime approssimative sui tempi di percorrenza delle piste). Per un colpo di fortuna, la pista, che poi diventa di asfalto, ci porta proprio davanti ad un alberghetto dove, volenti o nolenti, siamo costretti a fermarci. Questo perché, tra l'altro, in Tanzania gli stranieri non possono circolare dopo le 10 di sera per gli effetti di  una legge imposta dal governo per la sicurezza dei turisti.

Comunque non è che ci dispiaccia dormire una notte in albergo (tra l'altro molto decente e pulito) e dopo una doccia con cambio di abiti finalmente puliti, una gustosa ed abbondante cenetta,  sprofondiamo nel letto in un profondo sonno ristoratore.

Galleria fotografica

a casa di Jhon

a casa di Jhon

AR44 DETT

AR44 DETT

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di nuovo in viaggio

di nuovo in viaggio

le Usambara Mountains

le Usambara Mountains

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