Minerals Express - Collezionismo minerali

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17/01/10

La nostra Africa - 9^ Parte

L'indomani, carichi di cristalli di tormalina, decidiamo di ripartire per continuare il viaggio.
La zona da noi visitata è interessantissima e potenzialmente molto buona: vi sono vene pegmatitiche, calcefiri e contatti tra graniti molto interessanti e tra i campioni che gli abitanti del villaggio mi portavano giornalmente avevo potuto farmi un'idea di quello che ancora poteva offrire il territorio. Tra i minerali particolari che ho potuto vedere spiccava tra tutti un cristallo di rutilo di oltre 3 cm molto lucente ed un cristallo esagonale di un buon colore di rubino. La zona non è stata completamente esplorata soprattutto la parte montuosa che arriva sino ai 2500metri ed è tutta Jungla. La decisione di proseguire il viaggio è dovuta alla mancanza di tempo da dedicare ad ogni singola zona da esplorare. Tra tutte quelle però, che sino ad ora abbiamo visitato, l'area di Morogoro resta la più promettente e lci ripromettiamo di tornarci con più tempo a disposizione.

Il nostro programma a questo punto prevedeva Maenghe, zona di spinelli posta all'estremo sud della Tanzania, molto selvaggia e di difficile accesso. Avremmo però dovuto percorrere ancora più di mille Km, attraversare un grande fiume con un collegamento tramite un ferry boat (di cui tra l'altro non si avevano notizie certe sul suo funzionamento), ma si diceva che era già affondato una volta con numerose vittime tra annegamenti e coccodrilli. Non era però questo il problema, piuttosto che il Capo era riuscito a contattare il proprietario di alcune miniere di tsavorite, tormalina verde e rodolite nella zona delle Steppe Masai (relativamente vicina ad Arusha ed alle miniere di tanzanite a Mererani) per cui, dovendo scegliere tra i due posti, avevamo optato per il secondo.

Il nostro viaggio era di concetto puramente esplorativo e doveva in qualche modo farci rendere conto della situazione generale per poi, in un momento successivo, organizzare spedizioni di ricerca mirate nelle zone che avevamo segnato come potenzialmente buone. Per poter finalmente riuscire a trovare qualcosa di interessante ci eravamo resi conto che avremmo dovuto spendere minimo almeno altri due viaggi di esplorazione e poi finalmente poter puntare sulle località più promettenti concentrando le ricerche. Ci sarebbero perciò voluti degli anni ma questo non ci spaventava affatto, anzi l'idea di avere un pretesto per tornare ci allettava molto!

Partiti prima dell'alba saremmo dovuti arrivare ad Arusha nel primo pomeriggio, ma la pista insidiosa per il fango dovuto alle abbondanti pioggie dei giorni precedenti e una serie di guasti (una foratura e i tergicristallo rotti sotto una pioggia torrenziale) e di fermi di polizia di cui uno un pò bruttino in quanto Jhon aveva volutamente forzato un posto di blocco perché i poliziotti non avevano la macchina e a detta sua non avrebbero potuto inseguirci, ma, ai noi, avevano il telefonino e tempestivamente avevano chiamato un altro posto di blocco più avanti! Risultato: un trattamento non proprio gentile, una mega multa e un'ora di sosta forzata!. Comunque dopo mille peripezie, anziché primo pomeriggio, Jhon ci lascia in albergo in tarda serata.

La mattina presto partiamo per Landanai (zona di rodolite e tormaline verdi) dove avremmo potuto visitare e scavare direttamente nelle varie miniere sparse nella zona. A metà mattinata, lungo la pista che conduceva a Landanai, a c.ca 2-3 ore ancora dal villaggio, si rompe un ammortizzatore!

Proseguiamo quindi più lenti di una lumaca con un'ansia che ci ha accompagnato per tutta la fine della pista. Riusciamo comunque ad arrivare al villaggio Masai di Landanai e con una qualche incredulità scopriamo che il luogo dove dovevamo montare il campo era una specie di sfasciacarrozze (immaginate un nostro sfasciacarrozze metteteci dentro capre e galline e mondezza varia e trasportatelo in Africa!). Appena ripresi dallo shock montiamo le tende tra due pullmann degli anni 60 (uno, ci dice il capo villaggio con molto orgoglio, è italiano!) Sigh! Fuori dal recinto di lamiera che protegge questi favolosi tesori c'è un paesaggio mozzafiato, l'Oldonyo (in Masai=montagna) Landanai è un picco granitico con pareti meravigliose (un sogno per ogni arrampicatore) che con i suoi 2000 mt sovrasta il villaggio. Numerosissimi Baobab di dimensioni enormi fanno da cornice alla montagna, più in là l'infinita steppa Masai e in fondo, lontano, il Kilimangiaro che, con le sue nevi perenni, sembra un monolito bianco impressionante e meraviglioso. Ma noi dobbiamo stare nel "recinto" poichè soprattutto la sera i minatori che scendono a valle hanno l'abitudine di ubriacarsi ed è meglio evitare in queste situazioni incontri ravvicinati.

Dopo aver aspettato per alcune ore una scassata corriera, che doveva arrivare a metà pomeriggio con i nostri ammortizzatori di ricambio, senza avere però ancora notizia certe del suo arrivo e visto che alcune miniere erano vicine e la molla del Defender, anche senza ammortizzatore, sembrava tenere, decidiamo di fare un piccolo giro per guadagnare tempo ed ingannare l'attesa. Una volta sul posto, da una rapida perlustrazione delle discariche, mi rendo subito conto che trovare le tormaline non è facile, le rocce sono molto diverse da come me le aspettavo, credevo di trovare dei filoni di pegmatite con belle geodi ecc, invece i filoni sono un pò deludenti, sono sicuramente pegmatiti ma stranissime e con la presenza di moltissima calcite cristallina e mica.

Al nostro rientro, verso sera, troviamo la corriera (che si era rotta e quindi aveva accumulato un ritardo di più di cinque ore) e finalmente prendiamo possesso degli ammortizzatori. Con l'ausilio di un paio di lampade a kerosene e la mia torcetta frontale iniziamo a sostituire gli ammortizzatori. Il lavoro va avanti sino a notte inoltrata ma alla fine gli ammortizzatori nuovi sono al loro posto! La mattina verificando il lavoro effettuato troviamo alcuni pezzi meccanici che con il buio non erano stati rimessi al loro posto. Procediamo di nuovo a smontare e poi finalmente tutto magicamente torna al proprio posto.

Accompagnati dal capo di una delle miniere più importanti ci dirgiamo quindi verso la zona degli scavi. Qui hanno un compressore e un perforatore pneumatico ma al momento è rotto e stanno aspettando i pezzi di ricambio! Iniziamo la prima vera giornata di ricerca. Arriviamo alle miniere dove numerosi ragazzi lavorano in una situazione disperata. Non hanno un salario fisso, ma solo da mangiare, e vengono pagati solo se trovano le tormaline (che acquista a prezzi stracciati il proprietario della miniera), per cui sono costretti a lavorare giorno e notte, fanno i fori a mano e poi dinamite e riescono ad avanzare pochissimo nella dura roccia.

Scendiamo in un buco dove assistiamo al caricamento di un foro, poi usciamo per visitarne un altro praticamente al fianco del primo e improvvisamente mentre eravamo ancora all'interno, il rimbombo di una esplosione ci assorda e ci sconvolge (dall'altro buco ci separano solo pochi metri di roccia!), hanno fatto brillare la dinamite nonostante fossimo così vicini e senza avvisare nessuno! Qui funziona così e molte persone rischiano quotidianamente la vita a causa di questo modo di operare. Mi ricorda tanto la Bolivia, dove un inviato di una ONG per ridurre gli incidenti nelle piccole miniere di stagno a conduzione familiare, aveva regalato degli orologi ai minatori in modo da potersi sincronizzare al momento della brillatura dell'esplosivo per evitare incidenti.

Entro poi in un'altro scavo più profondo (prima però mi accerto che non facciano brillare altra dinamite!), dove vanno avanti con il perforatore meccanico (quando funziona) e dove pare abbiano trovato dei pezzi importanti all'interno di una grossa venadi quarzo che si allarga e si restringe. La vena a volte produce alcune geodi che qui chiamano "Poketi" con quarzi ialini e tormaline di un verde menta incredibile, purtroppo al momento la vena è stretta e non avendo il perforatore meccanico poiché guasto, l'avanzamento è lentissimo e le nostre speranze di ritrovamento si riducono praticamente a zero. Rimane la possibilità di cercare nelle discariche e trovo diversi minerali che proprio non mi aspettavo di rinvenire: un bel campione di titanite cristallizzata, alcuni pezzi di bornite sempre in cristalli, ed una serie di campioni di apatite azzurra, il tutto immerso nelle vene di calcite.

Prima di rientrare al campo passiamo a casa del Capo della miniera per vedere alcuni pezzi trovati recentemente. Mi mostra dei pacchettini e da uno tira fuori un cristallo mozzafiato, un colore incredibile, un verde smeraldo-menta eccezionale, ma il cristallo è distrutto e presenta solo un paio di faccette (la cristallizzazione è simile alle huviti brasiliane), ci dice chei cristalli erano stati trovati in una Poketi, alcuni impiantati su cristalli di quarzo ialino ed altri flottanti nella buca e ci dice anche che alcuni pezzi di quarzo con tormaline erano stati venduti c.ca 5 giorni prima ad Arusha a dei tedeschi!! Ho pianto tutta la notte!!!
Il terzo giorno, vista la situazione, decidiamo di andare alle miniere di tsavorite di Lemshuko. Arrivati sul posto ci negano il permesso di visitarle tirando in ballo la sicurezza, ma io credo che sia dovuto al fatto che l'estrazione è a livello organizzativo molto alto tra l'altro con la partecipazione di compagnie straniere e soprattutto perché la Tsavorite è considerata una pietra con un valore molto alto. Andiamo quindi al villaggetto minerario nei pressi e dopo un pò alcuni minatori ci mostrano dei pezzi di tsavorite, un colore incredibile ma niente cristalli tutti frammenti! Questo è uno dei momenti in cui, preso dallo sconforto, vorrei cambiare hobby, di certo se ero un tagliatore o un gemmologo, avrei trovato tantissimo materiale e sarei rientrato in Italia soddisfattissimo!

Decidiamo di stare ancora un giorno nella zona (che tra l'altro è una delle zone più belle e selvaggie tra quelle visitate) e andiamo poi a vedere alcune miniere di rodolite. Qui ci accoglie un tipetto molto simpatico e affabile e oltre a permetterci di fare ricerca nelle sue miniere ci offre un sacco di plastica pieno di pezzi di rodolite. Purtroppo anche qui ilg ranato è compatto, ma vi sono alcuni campioni immersi nella calcite che presentano un accenno di cristallizzazione per cui decido di prenderne un pò per acidare successivamente una volta rientrato in Italia. Trovo anche dei campioni di roccia molto geodati e con insoliti cristallini e decido di raccattarne qualche campione per un successivo esame in Italia. Proprio al momento in cui stiamo partendo per tornare ad Arusha ci ferma un masai e mi fa vedere un campione. Finalmente! Si tratta di un gruppo di cristalli di quarzo leggermente ametistino con 4 tormaline verdi di c.ca 1 cm che formano una specie di corona intorno ai cristalli! Sudando freddo chiedo il prezzo e dopo tempi di contrattazione lunghissimi ed a una cifra non proprio abbordabile, decido di acquistarlo, tanto comunque il campione non lo rivenderò ma finirà dritto nella mia collezione.

Sommario

  1. La nostra Africa
  2. La nostra Africa - 1^ parte
  3. La nostra Africa - 2^ parte
  4. La nostra Africa - 3^ parte
  5. La nostra Africa - 4^ Parte
  6. La nostra Africa - 5^ Parte
  7. La nostra Africa - 6^ Parte
  8. La nostra Africa - 7^ Parte
  9. La nostra Africa - 8^ Parte
  10. La nostra Africa - 9^ Parte
  11. La nostra Africa - 10^ (ultima) Parte
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