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Tanzanite

La tanzanite è una gemma relativamente nuova poichè fu scoperta in Tanzania solo nel 1967. A quei tempi non si conosceva ancora la tanzanite e le successive analisi, effettuate in Europa, stabilirono che si trattava di una nuova varietà di zoisite.
Si arrivò a chiamarla tanzanite (nome attribuitogli da un famoso gioielliere americano) dopo vari tentativi per proporla con successo sul mercato come nuova pietra preziosa e molti nomi come "zoisite blu", "zaffiro zoisite" e tanti altri, furono quasi subito tralasciati perchè di scarsa efficacia a livello commerciale.

La Tanzania attualmente è l'unico produttore di tanzanite al mondo e le sue miniere sono ubicate su una piccola zona collinare ai cui piedi sorge il villaggio minerario di Mererani a poche ore di pista dalla città di Arusha.

La Tanzanite si trova entro filoni pegmatitici incassati in uno gneiss grafitico accompagnata da minerali accessori quali apatite, rutilo, pirite granato, diopside e zoisite. Tali vene pegmatitiche sono state oggetto di forti pressioni e stiramenti (boudinage) che le hanno deformate sino a staccarne delle parti, creando così delle situazioni di discontinuità dei filoni tali da confondere i minatori e costringerli spesso a cambiare più volte direzione degli scavi per ritrovare la vena. Un singolo boudin viene chiamato in gergo "pocketi" o "shimu" geode, ma non tutte le geodi contengono cristalli di Tanzanite. Le vene più produttive si trovano attualmente a c.ca 300 metri di profondità.

Caratteristiche chimico-fisiche.
La Tanzanite appartiene alla classe dei silicati, sottoclasse sorosilicati, famiglia degli epidoti, sottofamiglia delle zoisiti. Ha un sistema cristallino ortorombico della classe bipiramidale rombica, con durezza 6/7 della scala di Mohs. Il suo colore blu è dato in particolar modo dal rapporto tra vanadio e cromo che varia dal blu intenso (alta percentuale di V e bassa di Cr) sino al giallo (ove il Cr è in percentuale più alta rispetto al V). La gamma dei colori va dal blu intenso, al verde, giallo fino al marrone.

A livello collezionistico è molto difficile reperire campioni con cristalli sani e quasi impossibile cristalli su matrice, poichè i minatori prendono in considerazione solo le parti gemma dei cristalli, mentre il materiale restante una volta separato dalle porzioni più pure viene commercializzato come materiale di seconda scelta. Un'altra causa che non facilita l'estrazione di campioni integri è che non riuscendo ad individuare tempestivamente le geodi, spesso le mine utilizzate per l'avanzamento vengono fatte brillare anche in prossimità delle stesse, causando gravi danni ai cristalli nel loro interno.
 Di conseguenza già al momento del rinvenimento di una geode i cristalli vengono già ritrovati danneggiati o malamente staccati dalla matrice e, in più, trasportati in superficie senza nessun tipo di imballo.




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