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Tanzania Dicembre 2011

Reportage Spedizione di Ricerca in Arusha Region

Rientrati dalla Tanzania in agosto, nelle nostre menti stavamo già programmando un viaggio extra a dicembre. Le motivazioni che ci avevano spinto ad affrontare un nuovo viaggio in così poco tempo erano stati dei campioni di tormalina verde che alcuni minatori ci avevano mostrato e che provenivano da una zona che negli anni avevamo visitato più volte.

Non è stato facile in pochissimo tempo organizzare una spedizione di ricerca piuttosto complessa poichè l'area da visitare era situata in una zona remota priva di strade, corrente ed acqua potabile, Una sfida che ci ha impegnato da settembre fino a pochi giorni prima della partenza a metà dicembre.

Nonostante avessimo iniziato a lavorare dall'Italia, una volta arrivati in Tanzania abbiamo faticato non poco per organizzare la spedizione. In Africa anche se si trova tutto, i tempi sono lunghissimi e noi avevamo solo pochi giorni prima della partenza ed ogni giorno in più speso in città equivaleva ad un giorno in meno di ricerca.

E così, dopo giornate intere passate a contrattare e a trovare quello di cui avevamo bisogno (attrezzi di scavo, fuoristrada, cibo, acqua, carburante e molto altro), alla fine siamo riusciti a partire. Avevamo dovuto affittare  2 mezzi fuoristrada (uno solamente per trasportare un enorme generatore diesel di oltre 100kg) e l'altro con noi a bordo e viveri, acqua e carburante necessari per la lunga permanenza sul posto.

La pista, a causa delle recenti piogge, era in pessime condizioni causandoci grandi rallentamenti. Nonostante fossimo partiti la mattina presto (un viaggio che nella stagione secca avrebbe richiesto massimo 4 ore), a sera inoltrata eravamo ancora fermi davanti ad un fiume in piena che avremmo dovuto attraversare. Un guado di notte non è una cosa semplice soprattutto quando il fiume è a carattere torrentizio. In Africa molti fiumi sono in piena solamente durante la stagione delle piogge, per il resto dell'anno restano asciutti. Ma quando inizia a piovere nel giro di poche ore possono raggiungere la piena creando situazioni molto pericolose nel momento che si attraversano. La corrente ed il flusso d'acqua possono aumentare all'improvviso trascinando via tutto cio che incontrano, macchine comprese. Aspettare il momento giusto per attraversare dopo ore ed ore di difficile pista ci ha messi a dura prova anche per il fatto che dopo il fiume dovevamo percorrere, sempre di notte, ancora alcune ore di fuori pista per raggiungere le miniere.

Dopo vari passaggi delicati su fango e il guado di altri 2 fiumi, finalmente siamo riusciti ad arrivare al campo base (dove nel frattempo era già arrivato l'altro fuoristrada partito il giorno prima). Con nostro grande piacere i minatori locali avevano già montato le nostre tende ed allestito il campo. Non restava altro da fare se non infilarci nei nosri caldi sacchi a pelo e crollare distrutti in un profondo sonno.

La mattina, all' alba, ero già pronto per effettuare una prima ricognizione delle zone di scavo per decidere dove iniziare i lavori.

Incontro il capo della miniera e il suo gruppo di minatori. Non potendoci permettere molte persone ci eravamo accordati che solo due dei suoi minatori avrebbero lavorato con noi. In tutto eravamo in quattro Io, il nostro cuoco (che aveva lavorato per molti anni nelle miniere di Mererani) e due minatori della zona.

Nella fase di perlustrazione avevo notato che due dei pozzi più promettenti erano pieni d'acqua, per raggiungere le vena avremmo dovuto prima svuotare i pozzi. Non avendo pompe meccaniche, lo svuotamento è avvenuto tramite secchi ed ha richiesto 2 giorni di duro lavoro, e mentre lavoravo con i minatori passando secchio dopo secchio, la mia impazienza di vedere le vene aumentava sempre di più.

Finalmente, dopo un faticoso lavoro che sembrava non finire mai, riuscivo a scendere nel pozzo più profondo per esaminare le vene che avrebbero dovuto contenere le tanto agognate tormaline verdi.

Le vene erano due una a prevalente quarzo fumè e l'altra con quarzo latteo, feldspato e mica, con uno spessore di pochi centimetri e scendevano quasi parallele. Tra le due vene vi era una grossa vena di mica. I minatori locali distinguevano le vene in "maschi" e "femmine". Le vene maschio erano quelle sterili, mentre le vene femmina erano quelle che potenzialmente avrebbero potuto celare delle geodi. Anche qui, come in altri posti di ricerca che ho visitato, la teoria principale era che quando le 2 vene si sarebbero incontrate ci sarebbero state buone possibilità di trovare delle geodi.

La geologia della zona è molto complessa, le rocce prettamente granitiche sono attraversate da numerosissimi filoni pegmatitici ed aplitici, alcuni potenti anche alcuni metri. I filoni, ad un primo esame risulterebbero sterili poichè composti solo da grossi porzioni di quarzo fumè, feldspato e mica. E le geodi, quando ci sono, appaiono all'improvviso, senza nessun segno. Questo comporta un lavoro immenso nel seguirle alla cieca e spesso senza trovare la minima traccia di cristallizzazione. E così abbiamo lavorato duramente per molti giorni, ed alla fine i risultati sono stati scarsi poichè non siamo riusciti a trovare nemmeno una geode. Abbiamo trovato solo pochissimi cristalli di tromalina della varietà dravite inclusi in una grande vena composta esclusivamente da mica muscovite in grossi pacchi di lamine. Ogni tanto per "riposarci" effettuavamo delle escursioni nella zona (rese molto dure dalle temperature che di giorno raggiungevano anche i 30°). Ma le fatiche delle camminate sotto un sole caldissimo sono state di gran lunga ricompensate poichè abbiamo visitato la zona aurifera del fiume principale ed incontrato molte persone che vi lavoravano riuscendo a documentare le varie fasi di lavorazione per l'estrazione dell'oro.

Siamo poi andati a visitare una vena di quarzo ametista, dove mi sono divertito ad estrarre numerosi campioni di quarzo ben cristallizzato. I cristalli sono simili a quelli brasiliani, ma presentano al loro interno un evidente fantasma di crescita di colore bianco, dando ai campioni un bell'effetto estetico.

Lungo il fiume, in uno degli ultimi giorni che ci restavano, ho rinvenuto un filone pegmatitico molto interessante che segnava tormaline nere e verdi in cristalli centimetrici con della mica chiara in bellissimi esagoni, ma lo scarso tempo che ci restava mi ha permesso di toccare solamente la vena ed in più la parte superficiale della vena presentava una evidente fase di alterazione per cui le tormaline verdi erano tutte frantumate. Mi sono ripromesso di lavorare a fondo la vena, un buon motivo per ritornare di nuovo in questo splendido e selvaggio angolo della Tanzania.

Dalla spedizione non ho riportato molti campioni di minerali, ma ho acquisito una grande esperienza e soprattutto sono stato gomito a gomito con i minatori locali, ho condiviso fatiche e speranze e mi sono reso conto di quanto noi possiamo essere fortunati, o forse quanto siano fortunati loro a condurre una vita semplice anche se dura.


Prima di rientrare in città, per festeggiare l'ultimo dell'anno, abbiamo deciso di passare un paio di giorni nel Tarangire, uno dei più grandi e splendidi parchi della Tanzania, all'interno del quale abbiamo vissuto delle esperienze magnifiche ed emozionanti, ma questa e un'altra storia...


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